Leggende dell’Etna

  Leggende legate all’Etna

Un vulcano di queste proporzioni e costantemente attivo non poteva ispirare gli antichi abitanti dell’isola. La cultura greco-romana ha prodotto leggende e miti sulla strana montagna eruttante fuoco e fiamme.

In un vulcano non poteva che esserci il dio Efesto o Vulcano, dio del fuoco e abile fabbro, addomesticatore del demone del fuoco Adranos, da lui donato agli uomini. Ma anche il dio Eolo, dio dei venti, fece visita alla montagna eruttante, imprigionandovi all’interno delle sue caverne, i venti del mondo.

Spesso i vulcani o le zone con attività vulcanica furono messi in relazione con il mondo misterioso dell’oltretomba. Il mondo dei morti, Tartaro, per i greci era situato al di sotto proprio dell’Etna.

Data la dimensione del vulcano siciliano, tutto quello che fu messo in relazione doveva avere un’altrettanto super misura. Ecco allora che il vulcano si riempie di strani giganti e di fucine scoppiettanti. Il primo, secondo Eschilo, è il gigante Tifone, segregato al suo interno. Poi vi fu ucciso e bruciato il gigante Encelado. Naturalmente non potevano mancare i Ciclopi, giganti propri a tutta l’area catanese, collegati, se vogliamo, anche con l’Odissea: fabbri provetti, tenevano all’interno dell’Etna la loro fucina, intenti a forgiare le saette del dio Zeus.

Persino Sant’Agata, protettrice veneratissima di Catania, trova collegamento in una leggenda legata al vulcano. Si narra che, dopo il martirio, all’eruzione del 252 d. C., il popolo catanese prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dal vulcano, e invocò il suo aiuto. Subito l’eruzione ebbe termine. E ancora oggi, nella processione di Sant’Agata, si continua a chiedere la sua protezione contro il fuoco.

E se non bastasse, la stessa Elisabetta I d’Inghilterra, in una leggenda inglese, poiché aveva fatto un patto con il diavolo, per chiederne l’aiuto, è segregata dal diavolo stesso all’interno dell’Etna.

Tra leggende luciferine, antichi dei greco-romani, santi e misteriosi giganti, l’Etna è presente nella vita e nella cultura stessa

dei catanesi. E che sia così è evidente negli edifici stessi dell’area, dove la presenza del vulcano è resa palese dal materiale lavico usato nella costruzione delle case antiche, rese di un colore grigio scuro, dal fascino locale realmente unico.

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